Caldo estremo sul lavoro: quando il malore può essere riconosciuto come infortunio

Consulenza legale e firma di documenti per ottenere assistenza legale specializzata

Un lavoratore trascorre diverse ore sotto il sole o all’interno di un ambiente molto caldo. Le pause sono insufficienti, l’acqua non è facilmente accessibile e la ventilazione è scarsa. Dopo aver avvertito nausea, vertigini e confusione, perde i sensi. 

Un episodio del genere può essere riconosciuto come infortunio sul lavoro. Non basta, però, che il malore si sia verificato durante il turno. Occorre dimostrare che l’esposizione alle alte temperature, il tipo di attività svolta e le condizioni concrete dell’ambiente di lavoro abbiano causato, favorito o aggravato il danno. 

Per valutare anche una richiesta di risarcimento nei confronti del datore di lavoro, bisogna inoltre verificare se siano state omesse le misure necessarie per prevenire un rischio prevedibile e tutelare la salute dei dipendenti.

Il colpo di calore può essere riconosciuto come infortunio sul lavoro? 

Sì, il colpo di calore sul lavoro può avere un’origine professionale. Anche un fattore ambientale, come una temperatura particolarmente elevata, può concorrere alla verificazione di un infortunio. La tutela INAIL riguarda gli eventi avvenuti per una causa violenta in occasione di lavoro, ma il collegamento con l’attività professionale deve essere concreto e non soltanto temporale.

Il fatto che una persona si sia sentita male durante il turno, quindi, non dimostra automaticamente che il disturbo sia stato provocato dal lavoro.

La valutazione deve considerare diversi elementi:

  • temperatura percepita;
  • umidità;
  • esposizione diretta al sole;
  • ventilazione;
  • durata dell’attività;
  • intensità dello sforzo fisico.

Il rischio può riguardare sia chi lavora all’aperto sia chi opera in cucine, magazzini, capannoni, serre, lavanderie industriali o locali privi di un adeguato ricambio d’aria.

Occorre inoltre distinguere tra un generico malore, l’esaurimento da calore e il vero e proprio colpo di calore.

 

Condizione Sintomi principali Livello di gravità
Malore generico Sintomi variabili, che possono dipendere da cause diverse Da valutare caso per caso
Esaurimento da calore Sudorazione intensa, debolezza, nausea, mal di testa, tachicardia, pressione bassa Condizione seria che richiede di interrompere l’attività e ricevere assistenza
Colpo di calore Temperatura corporea elevata, confusione, alterazioni neurologiche, perdita di coscienza Emergenza medica

Non è necessario che tutti i colleghi esposti alle stesse condizioni manifestino gli stessi sintomi. Età, stato di salute, farmaci assunti e resistenza individuale possono incidere sulla gravità delle conseguenze. Nei casi più seri, l’esposizione al caldo può provocare danni permanenti o contribuire alla verificazione di infortuni sul lavoro gravi.

Quali obblighi ha il datore di lavoro durante le giornate più calde?

Il datore di lavoro deve valutare anche i rischi derivanti dalle temperature elevate e organizzare l’attività in modo da ridurre concretamente l’esposizione dei dipendenti.

La valutazione non può limitarsi alla temperatura indicata dal termometro. Devono essere considerati anche l’umidità, l’esposizione al sole, la ventilazione, l’intensità dello sforzo, la durata del turno, l’abbigliamento utilizzato, i dispositivi di protezione e la presenza di macchinari o superfici che producono o trattengono calore. 

Il rischio di stress termico sul lavoro può diventare significativo anche in assenza di temperature eccezionali. Un’attività fisicamente intensa, svolta con indumenti pesanti in un ambiente umido o scarsamente ventilato, può risultare pericolosa prima di un lavoro leggero eseguito all’ombra. 

Le misure di prevenzione devono essere adeguate alla situazione concreta e possono comprendere:

  • pause più frequenti;
  • disponibilità costante di acqua fresca;
  • aree ombreggiate o climatizzate;
  • modifica degli orari;
  • rotazione delle mansioni;
  • riduzione delle attività più pesanti nelle ore centrali della giornata;
  • miglioramento della ventilazione e del ricambio d’aria nei locali chiusi.

Il personale deve inoltre essere formato per riconoscere i primi sintomi. Devono essere previste procedure rapide per interrompere l’attività, prestare assistenza e chiamare i soccorsi. 

Quando non è possibile garantire condizioni di sicurezza adeguate, può rendersi necessaria anche la sospensione temporanea del lavoro. Non esiste, tuttavia, una temperatura unica oltre la quale qualsiasi attività sia sempre vietata. Il dato meteorologico deve essere valutato insieme alle caratteristiche della mansione, all’ambiente e allo sforzo richiesto. Le indicazioni istituzionali richiamano infatti la necessità di adottare misure organizzative e preventive specifiche per i lavoratori esposti alle alte temperature. 

Quando il datore di lavoro può essere responsabile?

Il malore non determina automaticamente la responsabilità del datore di lavoro per il caldo. La responsabilità può emergere quando il danno era prevedibile e non sono state adottate misure di prevenzione adeguate. Possono assumere rilievo, per esempio:

  • la mancata valutazione del rischio da calore;
  • l’assenza di acqua, pause o zone di recupero;
  • l’assegnazione di lavori fisicamente pesanti nelle ore più calde;
  • la mancata modifica dei turni;
  • una ventilazione insufficiente;
  • l’assenza di procedure di emergenza;
  • una formazione inadeguata.

La posizione del datore può aggravarsi quando vengono ignorate segnalazioni di vertigini, nausea o debolezza. Lo stesso vale quando un responsabile impone al dipendente di continuare a lavorare nonostante sintomi evidenti oppure ritarda l’attivazione dei soccorsi. 

Devono essere valutati anche il rispetto delle indicazioni del medico competente e l’eventuale presenza di lavoratori particolarmente vulnerabili.

Il caldo è un fenomeno naturale, ma non è sempre improvviso o imprevedibile. Le previsioni meteorologiche e i bollettini sulle ondate di calore consentono spesso di conoscere in anticipo le giornate più critiche. Il datore non può modificare il clima, ma può intervenire su orari, pause, ritmi, mansioni e modalità operative. 

La presenza di temperature elevate, quindi, non esclude di per sé ogni responsabilità. Bisogna verificare se l’azienda abbia adottato tutte le misure ragionevolmente necessarie per proteggere il lavoratore.

Come dimostrare che il malore dipende dalle condizioni di lavoro?

Per dimostrare l’origine professionale del malore non basta provare che l’episodio sia avvenuto durante il turno. Occorre collegare il danno alle condizioni concrete di lavoro attraverso prove mediche, ambientali e organizzative. Un singolo elemento, considerato isolatamente, potrebbe non essere sufficiente.

Documentazione medica

Il referto del pronto soccorso è particolarmente importante. È utile che indichi:

  • i sintomi riscontrati;
  • la diagnosi;
  • l’orario del malore;
  • il fatto che l’episodio sia avvenuto durante il lavoro;
  • le condizioni riferite dal lavoratore, come esposizione al sole, caldo intenso o sforzo fisico.

Devono essere conservati anche certificati, prescrizioni, esami e successive valutazioni specialistiche.

Condizioni concrete di lavoro

Occorre ricostruire:

  • la mansione svolta;
  • la durata dell’esposizione al caldo;
  • lo sforzo fisico richiesto;
  • le pause effettivamente concesse;
  • la disponibilità di acqua;
  • la ventilazione dell’ambiente;
  • l’eventuale esposizione diretta al sole.

Possono risultare utili i turni di lavoro, i messaggi inviati ai responsabili, le testimonianze dei colleghi, le fotografie già disponibili e la documentazione relativa al luogo di lavoro.

Dati ambientali e documenti aziendali

Temperatura, umidità e bollettini meteorologici possono contribuire alla ricostruzione, ma non dimostrano da soli che il malore sia stato causato dal lavoro. Devono essere confrontati con le condizioni effettive della mansione e dell’ambiente.

Possono assumere rilievo anche:

  • la denuncia di infortunio;
  • la documentazione INAIL;
  • il Documento di valutazione dei rischi;
  • le procedure aziendali contro il rischio da caldo;
  • le eventuali segnalazioni già inviate al datore o al preposto.

Questi documenti devono essere acquisiti in modo legittimo.

Una patologia precedente esclude la tutela?

No, non automaticamente. Il collegamento con il lavoro può essere riconosciuto anche quando l’esposizione al caldo o lo sforzo fisico abbiano aggravato una condizione preesistente. Occorre però dimostrare il ruolo concreto svolto dalle condizioni lavorative nel peggioramento.

INAIL e risarcimento contro il datore di lavoro: qual è la differenza?

Il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’INAIL e la responsabilità civile del datore di lavoro sono due questioni distinte. 

L’INAIL valuta innanzitutto se il malore sia avvenuto in occasione di lavoro e se esista un collegamento tra l’attività svolta e il danno. Quando l’evento viene riconosciuto, il lavoratore può accedere alle prestazioni assicurative previste in relazione alla durata dell’inabilità e agli eventuali postumi.

L’indennità per inabilità temporanea assoluta viene corrisposta dall’INAIL a partire dal quarto giorno successivo all’infortunio. La misura è pari al 60% della retribuzione media giornaliera fino al novantesimo giorno e al 75% dal novantunesimo giorno fino alla guarigione clinica. Per capire meglio come funziona l’indennizzo INAIL, occorre comunque valutare le conseguenze concrete dell’evento e le regole applicabili al singolo caso. 

Per ottenere anche un risarcimento dal datore di lavoro, invece, bisogna dimostrare anche che siano stati violati gli obblighi di sicurezza. Il riconoscimento INAIL, quindi, non prova automaticamente la responsabilità aziendale. 

Quando le prestazioni assicurative non coprono integralmente i danni subiti e viene accertata una condotta colposa del datore, può essere valutato il cosiddetto danno differenziale. La sua quantificazione richiede un esame specifico delle lesioni, delle somme già riconosciute dall’INAIL e delle responsabilità emerse.

Cosa fare dopo un colpo di calore sul lavoro

Dopo un malore bisogna chiedere immediatamente assistenza sanitaria e informare il datore di lavoro o il preposto. La priorità resta la tutela della salute. 

Ai sanitari bisogna spiegare che i sintomi sono comparsi durante l’attività lavorativa, descrivendo con precisione la mansione, l’orario, la durata dell’esposizione, lo sforzo effettuato e le condizioni ambientali.

È importante conservare:

  • referti e certificati;
  • prescrizioni ed esami;
  • ricevute delle spese sostenute;
  • turni e fogli presenza;
  • messaggi inviati ai responsabili;
  • fotografie già disponibili;
  • nominativi dei colleghi presenti.

È inoltre utile annotare tempestivamente gli orari, le pause effettuate, la disponibilità di acqua, la ventilazione e le eventuali richieste di interrompere il lavoro.

Occorre poi verificare che la pratica di infortunio sia stata avviata correttamente. Il lavoratore deve informare subito il datore e trasmettere gli estremi del primo certificato medico. Per capire quali somme possano essere richieste è infine necessaria una valutazione medico-legale e legale delle conseguenze temporanee, degli eventuali postumi e delle misure di sicurezza adottate dall’azienda.

Domande frequenti

Esiste una temperatura oltre la quale non si può lavorare?

Non esiste una soglia unica valida per qualsiasi attività. La temperatura deve essere valutata insieme a umidità, esposizione al sole, ventilazione, sforzo fisico, durata del turno, abbigliamento e condizioni individuali del lavoratore.

Un malore avvenuto durante il turno è sempre un infortunio?

No. Il fatto che il malore sia avvenuto durante l’orario di lavoro è importante, ma non sufficiente. Occorre dimostrare che l’attività svolta e le condizioni ambientali abbiano causato, favorito o aggravato il danno.

Una patologia precedente impedisce il riconoscimento dell’infortunio?

Non necessariamente. Una condizione preesistente non esclude la tutela quando l’esposizione professionale al caldo o lo sforzo richiesto abbiano avuto un ruolo concreto nel provocare o aggravare il malore.

Il datore è responsabile anche se le alte temperature dipendono dal clima?

Può esserlo. Il datore non controlla il clima, ma deve valutare i rischi prevedibili e organizzare l’attività in sicurezza. L’assenza di acqua, pause, ombra, ventilazione o modifiche dei turni può essere rilevante nell’accertamento della responsabilità.

Hai avuto un malore o un colpo di calore durante il lavoro? Possiamo verificare se il rischio era stato valutato correttamente, se l’azienda aveva adottato misure di prevenzione adeguate e se esistono i presupposti per ottenere le prestazioni INAIL o chiedere un ulteriore risarcimento al datore di lavoro.

Leggi altre news

Chi risponde se l’intelligenza artificiale sbaglia una diagnosi?

Un software analizza una TAC e non segnala alcuna anomalia. Il medico conferma il risultato, [...]

Incidente su barca a noleggio: chi paga i danni e quando spetta il risarcimento

Noleggiare una barca per una giornata o per una vacanza dovrebbe essere un’esperienza piacevole. Ma [...]

Crisi degli ospedali accreditati in Campania: quando ritardi e disservizi possono dare diritto al risarcimento

La dichiarazione dello stato di crisi degli ospedali accreditati in Campania ha riportato l’attenzione su [...]

Dimesso dal pronto soccorso e poi peggiorato: quando hai diritto al risarcimento

Dimesso dal pronto soccorso e poi peggiorato: quando hai diritto al risarcimento   “Mi hanno dimesso [...]

Errore del dentista e risarcimento danni: quando il trattamento dentale può diventare malasanità

Dopo un trattamento dentale può capitare che qualcosa non vada come previsto: un dolore che [...]

Incidente in moto: come cambia la valutazione del danno e del risarcimento

Dopo un incidente in moto, il danno può essere molto più serio di quanto appaia [...]

Incidente stradale avvenuto all’estero: a chi rivolgersi?

Avere un incidente stradale all’estero può essere molto destabilizzante. Ci si trova in un Paese [...]

Incidente con monopattino: chi paga i danni e come ottenere il risarcimento

Per anni i monopattini elettrici sono stati considerati mezzi leggeri, pratici, quasi innocui. In realtà, [...]