Inquinamento e danni alla salute: perché è difficile dimostrare il nesso causale

Stetoscopio simbolo delle responsabilità mediche nei casi di malasanità

L’inquinamento può avere conseguenze sanitarie e sociali rilevanti. Un approfondimento del Corriere della Sera sui dati della provincia di Milano riporta una stima di circa 11,5 miliardi di euro l’anno tra effetti sulla salute e costi sociali. È un dato che aiuta a comprendere la dimensione del problema, ma non dimostra che la malattia di una determinata persona sia stata causata dall’inquinamento. Per valutare una richiesta individuale di tutela occorre ricostruire a quali sostanze la persona sia stata esposta, individuare un possibile responsabile e verificare il nesso tra quell’esposizione e la patologia.

Dati sull’inquinamento e danno individuale non sono la stessa cosa

Gli studi epidemiologici possono rilevare un aumento di malattie e mortalità in una popolazione esposta, ma normalmente non dimostrano, da soli, la causa della patologia di una singola persona. Stimare quanti casi siano attribuibili all’inquinamento in un territorio è diverso dallo stabilire se l’inquinamento abbia causato quel caso specifico.

L’inquinamento atmosferico, inoltre, non è sempre visibile o percepibile. Le polveri sottili non si riconoscono a occhio nudo: l’assenza di fumo o cattivi odori non significa che l’aria sia priva di sostanze potenzialmente dannose. Per conoscerne la presenza e le concentrazioni servono misurazioni, come quelle descritte dal Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente.

Bisogna quindi distinguere il rischio osservato nella popolazione, la diagnosi del paziente e la prova del collegamento tra esposizione e malattia. Anche la parola danno può indicare cose diverse:

Tipo di danno Cosa riguarda
Danno ambientale Il deterioramento dell’ambiente e delle risorse naturali
Danno erariale Il pregiudizio economico arrecato alle risorse pubbliche
Danno personale alla salute La lesione concretamente subita da una determinata persona

Una stima dei costi sanitari, una denuncia per danno erariale o l’accertamento di un danno ambientale non provano automaticamente che ogni residente abbia subito un danno personale risarcibile. 

Perché è difficile dimostrare il nesso tra inquinamento e malattia?

Il nesso causale tra inquinamento e salute è difficile da provare perché molte patologie possono avere più cause e manifestarsi anni dopo l’esposizione. Se una persona riceve oggi una diagnosi di malattia respiratoria, potrebbe essere necessario ricostruire dove ha vissuto e lavorato nel tempo, quali sostanze erano presenti e per quanto tempo vi è stata esposta. 

La ricostruzione si complica quando in una stessa zona operano più fonti inquinanti o l’esposizione è cambiata negli anni. Occorre considerare anche fattori personali, professionali e legati agli stili di vita. Spesso, inoltre, non è possibile misurare con precisione la quantità di sostanza effettivamente assorbita da una persona. 

Qui c’è una distinzione utile: la causalità generale riguarda la capacità di una sostanza di provocare una certa malattia, la causalità individuale riguarda ciò che è accaduto a quella persona. Per questo, una correlazione statistica, la vicinanza a un impianto o il superamento di un limite ambientale possono essere elementi importanti da esaminare, ma non bastano automaticamente a dimostrare il diritto al risarcimento.

Cosa bisogna provare per ottenere tutela?

Per valutare un risarcimento dei danni alla salute da inquinamento, non basta dimostrare che un territorio sia inquinato. Occorre partire da una malattia o lesione accertata, ricostruire l’esposizione della persona e verificare se possa essere collegata a una fonte individuabile. 

Bisogna poi esaminare se le conoscenze scientifiche sono compatibili con il rapporto tra la sostanza e la patologia diagnosticata. Conta anche individuare a chi possa essere attribuita la condotta: potrebbe trattarsi di un’impresa, del gestore di un impianto o di un altro soggetto privato. Se si ipotizza una responsabilità di enti o amministrazioni pubbliche, occorre esaminare quali competenze e obblighi avessero e se vi siano state omissioni rilevanti. La semplice presenza di un’attività inquinante in zona, da sola, non identifica necessariamente il soggetto responsabile della malattia.

Infine, i diversi pregiudizi devono essere documentati e valutati separatamente. Le spese mediche, la perdita di reddito e la compromissione della salute non sono la stessa voce di danno, come spiega la guida ai danni patrimoniali e non patrimoniali.

Documenti, perizie e termini da verificare

Valutare un possibile danno alla salute da inquinamento richiede generalmente competenze legali, mediche e ambientali. Per iniziare sono utili cartelle cliniche, referti e certificazioni, insieme alle informazioni sui luoghi in cui la persona ha abitato e lavorato. Occorre ricostruire, per quanto possibile, durata e modalità dell’esposizione. 

Possono essere importanti anche analisi ambientali, dati delle centraline, provvedimenti delle autorità e documenti sulla possibile fonte inquinante. Gli studi scientifici aiutano a valutare gli effetti di una sostanza, ma bisogna verificare se siano applicabili alla situazione concreta. Una perizia medico-legale può esaminare il danno alla salute e il possibile nesso causale, senza garantire l’esito di una richiesta.

È opportuno verificare presto anche i tempi per agire. La prescrizione del risarcimento danni va valutata in base al caso e al momento in cui il danno e la sua possibile origine sono diventati conoscibili: non c’è una scadenza unica da applicare indistintamente a tutte le vicende. 

Sospetti che una patologia possa essere collegata all’esposizione a sostanze inquinanti? Analizziamo la documentazione medica e ambientale per verificare il possibile nesso causale e valutare eventuali responsabilità.