Tardiva diagnosi di fascite necrotizzante: ospedale condannato per la morte della paziente
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha riconosciuto la responsabilità dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta per la tardiva diagnosi e il ritardato trattamento chirurgico di una grave fascite necrotizzante, che ha determinato la perdita del 60% delle possibilità di sopravvivenza della paziente.
La donna, già immunodepressa a causa di un precedente trapianto renale, era stata ricoverata nel 2018 per una grave infezione alla gamba destra. Nonostante il quadro clinico fosse compatibile con una fascite necrotizzante in corso, la consulenza chirurgica veniva richiesta soltanto quattro giorni dopo l’ingresso in ospedale.
Il ritardo nella diagnosi e nel trattamento consentiva all’infezione di progredire fino a compromettere gravemente le condizioni della paziente.
Trasferita il quinto giorno al Policlinico Gemelli di Roma, la donna veniva sottoposta a un intervento urgente di amputazione della gamba infetta, nel tentativo di arrestare la diffusione della fascite necrotizzante. Nonostante l’intervento, la paziente decedeva pochi giorni dopo.
A seguito di un’approfondita Consulenza Tecnica d’Ufficio, il Tribunale ha accertato che una diagnosi tempestiva e un trattamento chirurgico eseguito nei primi giorni di ricovero avrebbero garantito alla paziente una concreta possibilità di sopravvivenza, stimata nel 60%.
Il Tribunale ha quindi condannato la struttura sanitaria al pagamento di € 958.543,22, riconoscendo il danno da perdita di chance di sopravvivenza, il danno biologico terminale, il danno da perdita del rapporto parentale subito dai familiari e alcune voci di danno patrimoniale documentate.
Segue il riepilogo della sentenza a cura dell’Avv. Vincenzo Liguori:
Trib. Santa Maria Capua Vetere 29/06/2026 n. 2597
La paziente, immunodepressa in seguito a un precedente trapianto renale, veniva ricoverata presso l’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta con una grave infezione alla gamba destra.
Il quadro clinico presentava elementi compatibili con una fascite necrotizzante, una patologia infettiva particolarmente aggressiva che richiede una diagnosi tempestiva e un immediato trattamento chirurgico.
Nonostante la gravità delle condizioni della paziente, la valutazione chirurgica veniva ritardata di quattro giorni.
La gestione diagnostica e terapeutica adottata dalla struttura sanitaria non risultava conforme alle linee guida e ai protocolli riconosciuti dalla comunità scientifica.
Soltanto quattro giorni dopo il ricovero veniva effettuata una consulenza chirurgica. A quel punto, tuttavia, l’infezione si era già estesa e il quadro clinico risultava gravemente compromesso.
Il quinto giorno la paziente veniva trasferita al Policlinico Gemelli di Roma, dove i sanitari intervenivano tempestivamente sottoponendola a un disperato intervento salvavita.
Per tentare di circoscrivere la diffusione della fascite necrotizzante, i medici procedevano all’amputazione della gamba infetta.
Nonostante il corretto e tempestivo intervento eseguito presso il Policlinico Gemelli, le condizioni della paziente erano ormai irreversibilmente compromesse e la donna decedeva pochi giorni dopo.
La Consulenza Tecnica d’Ufficio disposta dal Tribunale accertava che:
– il quadro clinico avrebbe dovuto indurre i sanitari a sospettare tempestivamente la presenza di una fascite necrotizzante;
– la consulenza chirurgica era stata richiesta con grave ritardo;
– il trattamento chirurgico avrebbe dovuto essere eseguito nei primi giorni di ricovero;
– la condotta dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” non era conforme ai protocolli scientifici applicabili;
– il ritardo diagnostico e terapeutico aveva determinato la perdita di una concreta possibilità di sopravvivenza della paziente, stimata nel 60%;
– la condotta dei sanitari del Policlinico Gemelli era stata invece corretta e tempestiva.
Il Tribunale ha riconosciuto la responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l’omessa diagnosi tempestiva e il ritardato trattamento chirurgico della fascite necrotizzante.
Il danno da perdita di chance è stato liquidato secondo criteri equitativi e tabellari, tenendo conto dell’età della vittima e dell’aspettativa di vita che avrebbe conservato in assenza dell’errore sanitario.
È stato inoltre riconosciuto il danno biologico terminale sofferto dalla paziente nel periodo compreso tra l’aggravamento delle condizioni cliniche e il decesso.
Ai fratelli e ai nipoti della vittima è stato riconosciuto anche il danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentale, con importi differenziati in base al grado di parentela e alla concreta intensità del legame affettivo con la defunta.
Sono state infine accolte alcune voci di danno patrimoniale, tra cui le spese funerarie e le spese di alloggio documentate.
Il Tribunale:
– accoglie le richieste dei familiari della paziente, rappresentati e difesi dall’Avv. Vincenzo Liguori;
– riconosce la responsabilità dell’Azienda Ospedaliera “Sant’Anna e San Sebastiano” di Caserta;
– esclude la responsabilità dei sanitari del Policlinico Gemelli di Roma;
– riconosce la perdita del 60% delle possibilità di sopravvivenza della paziente;
– liquida il danno da perdita di chance, il danno biologico terminale e il danno da perdita del rapporto parentale;
– riconosce il rimborso di alcune spese patrimoniali documentate;
– condanna la struttura sanitaria al pagamento complessivo di € 958.543,22.

