Dopo un incidente stradale, la maggior parte delle persone si aspetta che l’assicurazione paghi. Poi arriva la lettera o la mail: rifiuto assicurazione risarcimento. E lì scatta l’idea più pericolosa: “Se la compagnia assicurativa non paga, allora è finita”. In realtà un diniego di risarcimento assicurazione non è automaticamente definitivo né sempre legittimo. La legge prevede regole precise: la compagnia deve fare un’offerta oppure comunicare in modo specifico perché non la fa, entro determinati termini e sulla base della documentazione ricevuta.
Quando l’assicurazione può rifiutare il risarcimento
Una compagnia può rifiutare il risarcimento (o ridurlo) quando sostiene che manca un presupposto contrattuale o legale. Alcuni casi tipici, nel contesto di sinistro stradale risarcimento, sono:
- violazione di obblighi o condotte gravi: ad esempio guida in stato di ebbrezza o sotto sostanze, mancata collaborazione, dichiarazioni non veritiere. Qui spesso non si parla solo di “non pagare”, ma anche di rivalsa o limitazioni previste dalla polizza;
- mancanza di copertura per quell’evento: la polizza può non coprire un uso specifico del veicolo o un rischio particolare (es. uso diverso da quello dichiarato);
- denuncia tardiva o incompleta: in generale l’assicurato deve avvisare del sinistro entro tre giorni da quando si è verificato o da quando ne ha avuto conoscenza (salvo eccezioni);
- responsabilità esclusiva attribuita a te: se la compagnia sostiene che hai torto al 100%, può negare il pagamento (o pagare solo alcune voci, a seconda dei casi);
- contestazioni sulla dinamica dell’incidente: mancano prove, ci sono versioni discordanti, non ci sono testimoni, o la ricostruzione non convince (ad esempio nei tamponamenti a catena).
Punto cruciale: non basta una formula generica (“mancano i presupposti”, “dinamica non compatibile”). Per la procedura RCA, l’impresa deve comunicare specificatamente i motivi per cui non ritiene di fare offerta.
Il ruolo della perizia assicurativa
La perizia assicurativa è una valutazione tecnica che serve a stimare l’entità dei danni e, molto spesso, anche la compatibilità tra l’urto e le lesioni o i danni dichiarati. Il punto critico è che la perizia redatta dalla compagnia non è “neutra” per definizione, perché il perito lavora su incarico dell’impresa e applica criteri e parametri coerenti con l’impostazione della compagnia.
È anche per questo che una perizia assicurativa negativa può risultare discutibile. Ad esempio, può:
- sottostimare i danni al veicolo, riducendo tempi di riparazione, costo dei ricambi o lavorazioni necessarie;
- contestare il nesso causale sostenendo che i danni siano preesistenti o che le lesioni non siano compatibili con la dinamica;
- minimizzare le conseguenze future come spese mediche, fisioterapia e giorni di invalidità temporanea.
In questi casi entra in gioco la perizia di parte, cioè una valutazione tecnica indipendente (carrozzeria, perito o medico-legale) che permette di controbattere punto per punto e rimettere il caso su basi più solide: non garantisce una “vittoria certa”, ma spesso è lo strumento più efficace per trasformare un semplice “no” in una trattativa reale.
Clausole di esclusione: cosa sono e perché spesso creano problemi
Le clausole di esclusione assicurazione sono le parti della polizza che dicono quando la compagnia non copre un certo evento o non paga certe voci. Il guaio è che:
- molte esclusioni sono scritte in modo tecnico;
- alcune sono interpretate in modo molto restrittivo;
- spesso il cliente non le ha davvero comprese al momento della firma.
Dove si trovano? Nelle condizioni di polizza (generali e speciali), talvolta in sezioni “limitazioni”, “esclusioni”, “rivalse”.
Quando possono diventare contestabili? Quando sono ambigue o interpretabili: nel nostro ordinamento esiste il criterio per cui, in caso di ambiguità, le clausole predisposte da una parte si interpretano a favore dell’altra (art. 1370 c.c.). Tradotto: la polizza non è una trappola inevitabile. È un contratto, e va letto e applicato correttamente.
Quando il rifiuto dell’assicurazione è illegittimo
Ci sono segnali ricorrenti che rendono il rifiuto assicurazione risarcimento quantomeno contestabile, senza ovviamente promettere esiti automatici o vittorie certe. Un primo campanello d’allarme è la motivazione generica o insufficiente: se la compagnia non chiarisce in modo preciso quale presupposto manchi e su quali elementi concreti si basi, il diniego diventa più fragile, anche perché nella RCA l’obbligo di motivare “specificatamente” è un principio importante. Un altro caso frequente è la perizia incoerente o contraddittoria, ad esempio quando i danni vengono descritti ma poi non liquidati, quando la dinamica sembra accettata ma il nesso causale viene negato senza una spiegazione tecnica credibile, oppure quando la valutazione ignora foto, rilievi o altri dati oggettivi.
Attenzione anche all’interpretazione eccessivamente rigida della polizza: se una clausola è formulata male, ambigua o lascia margini, può trovare spazio il principio secondo cui l’interpretazione va fatta a favore del contraente che non ha predisposto il testo. Diventa contestabile anche un rifiuto basato su prove non considerate, come testimonianze, immagini, documenti medici, fatture o preventivi che non entrano davvero nell’istruttoria, perché in quel caso la decisione può essere costruita su una ricostruzione incompleta o distorta. Infine, sono segnali da non sottovalutare anche alcune condotte poco corrette, come rinvii continui, richieste di documenti “a pezzi” per allungare i tempi o motivazioni che cambiano nel tempo: tutti elementi che andrebbero sempre tracciati e documentati con cura.
Cosa fare se la compagnia assicurativa non paga
Qui si perde (o si salva) il caso. Gli errori più comuni dei clienti di una compagnia assicurativa sono:
- accettare subito il “no” senza chiedere spiegazioni e atti;
- fidarsi della sola perizia della compagnia come se fosse definitiva;
- inviare una denuncia/richiesta confusa o incompleta, senza prove;
- firmare transazioni o rinunce “per chiudere” (poi tornare indietro è difficile);
- parlare al telefono senza lasciare traccia scritta di ciò che viene detto.
Se ricevi un diniego o se la compagnia assicurativa non paga i danni, muoviti così (in modo ordinato e tracciabile):
- chiedi per iscritto il diniego motivato e tutta la documentazione di gestione del sinistro (perizia, foto, note liquidative);
- ricostruisci la dinamica con prove: CID, verbali, testimoni, foto, preventivi, certificazioni mediche;
- valuta una perizia di parte (tecnica e/o medico-legale) se la stima è bassa o la compatibilità viene negata;
- presenta un reclamo formale alla compagnia e, se non risolve, invia un reclamo all’IVASS, seguendo le indicazioni su cosa inserire e cosa allegare;
- dal 15 gennaio 2026 puoi valutare il ricorso all’Arbitro Assicurativo (AAS) per molte controversie con compagnie o intermediari: la procedura è online e, di norma, è possibile solo dopo il reclamo (con risposta o scadenza dei termini);
- se il danno è serio o la responsabilità è contestata, parla con un avvocato esperto in sinistri: spesso basta un’impostazione corretta del fascicolo per far cambiare posizione alla compagnia.
Il punto non è “fare guerra all’assicurazione”: è non subire passivamente. Un rifiuto può essere legittimo, ma spesso è solo la prima mossa. Se conosci le regole, raccogli prove e agisci in tempi ragionevoli, hai molte più possibilità di ottenere una valutazione corretta.
L’assicurazione ti ha negato il risarcimento? Raccontaci il tuo caso e scopri se il rifiuto può essere contestato.

